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comunicazione e grafica

Storia di un logo comune

di Shira Violi
17 Gennaio 2019

“Ciao, mi chiamo Paolo, ho un negozio di ferramenta e mi piace la musica rock.”

Ecco come si presenterebbe Paolo durante una riunione di “Imprenditori Anonimi”.

Tu invece, che stai leggendo, come ti presenteresti?

Quali sarebbero le prime tre cose che diresti per presentare la tua azienda?

Prova a scriverle su un foglio…

fatto?!

Ora pensa a qual è la prima cosa che identifica la tua azienda, la prima immagine che può rimanere impressa nella mente di un potenziale cliente.

Se la risposta è “Il mio LOGO” oppure “la mia INSEGNA” sei sulla strada giusta e, forse, nel posto giusto.

Unendo i puntini di questo piccolo e semplice test, converrai con me che il modo migliore per presentare la tua attività, anche in tua assenza, è dotarti di un logo efficace e rappresentativo.

Creare un logo che comprenda tutti e 3 i punti essenziali che hai appena scritto potrebbe essere un buon punto di partenza.

Migliaia di aziende in Italia hanno loghi (e insegne) scarsamente identificativi, magari ereditati dai nonni e mai rinnovati.

Inventiamoci, per assurdo, l’insegna/logo di Paolo.

Ti sembra di averla già vista?!

“Perché dovrei creare un logo nuovo? Ho già quello di famiglia. È così dal 1950 e ci riconoscono tutti così.“

dice Paolo.
In un contesto di scarsa concorrenza e/o basato sul passa-parola di vicinato, forse questo logo/insegna potrebbe essere sufficiente per procurare a Paolo un piccolo numero di clienti.

Tuttavia, in un mondo come quello attuale, basato sulla concorrenza sfrenata, l’extra-comunicazione e la globalizzazione dei flussi commerciali, lo stesso Paolo rimarrebbe relegato ai margini del mercato. Non sarebbe la qualità della sua merce, sicuramente ottima, a escluderlo dai top sellers, ma la sua scarsa lungimiranza in termini di comunicazione.

Immaginiamo che Paolo abbia investito gran parte dei ricavati degli ultimi anni in nuove tecnologie e in nuovi sistemi di vendita; immaginiamo che abbia viaggiato in lungo in largo per fiere di settore e che si sia impegnato quanto più possibile nel tenersi aggiornato su tutte le nuove attrezzature esistenti…sarebbe un peccato se Paolo non riuscisse a tradurre tutta questa fatica e questi investimenti in risultati economici apprezzabili.

Invece, nonostante tutti i suoi sforzi, Paolo sembra essere invisibile.

 

 

L’insegna appesa fuori dal suo negozio e il logo sul suo biglietto da visita, non solo non comunicano nulla, fanno peggio: comunicano che Paolo non ha saputo aggiornarsi, non ha saputo rimanere al passo con i tempi, non ha investito nulla sulla sua immagine e sul suo rinnovamento.

“Ma non è veroooo!” 

si sente una voce rotta dal fondo del magazzino.

 

 

Paolo è disperato, come non capirlo?!

Impariamo quindi a non sottovalutare il contesto in cui ci muoviamo:
la qualità dei prodotti, il know-how, l’essere tecnologicamente all’avanguardia, oggi non sono sufficienti, devono essere affiancati dalla capacità di comunicare nel modo migliore le proprie peculiarità ed eccellenze.

Per fare ciò è necessario andare per gradi, in modo organizzato e mirato.

Prima cosa: studiare e creare un LOGO comunicativo e immediato.

Il logo deve permettere a chiunque veda il tuo biglietto da visita o la tua insegna di distinguerti in mezzo agli altri mille ferramenta e per farlo dev’essere:

– semplice

– evocativo

– originale

Vorrei poterti dire che queste tre cose sono semplici da sintetizzare e che lo può fare chiunque…purtroppo non posso. Per creare un logo veramente efficace occorrono studio e competenza…il famoso “know-how”.

Tuttavia non disperarti (come Paolo): il primo passo è decidere di uscire dall’invisibilità e avere le idee chiare sull’immagine che si vuole trasmettere della propria azienda.

 

NOTA: Tutti i marchi citati in questo blog sono usati solamente a scopo identificativo e illustrativo e potrebbero essere marchi registrati dei loro rispettivi proprietari

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